“Stanno tutti bene” FdI copia la Lega sui “naviganti” Sea Watch

AUGUSTA, 28-1-2019 (Massimo Ciccarello): Li chiamano “naviganti”, come se la Sea Watch 3 fosse uno yacht di diportisti.  E li definiscono “trasportati”, come se la nave umanitaria fosse un cargo. Il documento diffuso da Fratelli d’Italia il 27 gennaio fa comprendere perché la vicenda dei 47 migranti lasciati al largo di Santa Panagia, stia scuotendo le coscienze e mobilitando interi settori della società. Una mobilitazione bi-partisan, come quella che nello stesso giorno ha visto protagonisti una parlamentare di Forza Italia, Stefania Prestigiacomo, uno di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, e uno di +Europa, Riccardo Magi. Saliti a bordo disubbidendo all’isolamento di polizia imposto dal ministero degli Interni, per documentare le condizioni di naufraghi che da 9 giorni vengono sballottati da un porto all’altro del Mediterraneo. Hanno scattato delle foto eloquenti, che hanno riempito i tg nazionali proprio nel giorno in cui i palinsesti celebravano il “Giorno della Memoria”.

Immagini prese sulla tolda e sottocoperta, 2 chilometri al largo del porto di quella Augusta dove parrocchie, sindacato, ambientalisti e associazioni di volontariato vogliono realizzare un “Giardino della memoria” col relitto della morte, che l’università di Milano voleva accaparrarsi per un suo museo dell’immigrazione. I volti ripresi dagli smartphone dei deputati hanno raccontato cose diverse, da quelle contenute nel comunicato stampa diffuso dalla dirigenza provinciale di FdI. Un documento, questo dei sovranisti locali, che parla di “rassicurazioni autorevoli sul buono stato di salute dei naviganti”. E dove considera “acclarato che i trasportati non corrono alcun rischio per la salute”. E’ immaginabile quanto possa essere salutare ripararsi, giorni e giorni, in una tenda sul ponte sferzato dai venti gelidi. Ma ciò che colpisce di questo comunicato, firmato dal coordinatore provinciale Giuseppe Napoli e dai suoi sottoposti di Siracusa e Augusta, è la spersonalizzazione.

Non hanno titolo a essere chiamati per quello che sono, cioè uomini, donne, bambini, naufraghi, migranti. Persone disperate diventano “naviganti” “trasportati”, per un partito che vuole andare oltre i porti chiusi proponendo addirittura “il blocco navale”. Una misura che, se attuata, costringerebbe la flotta a fermare con ogni mezzo chi cerca di passare una coordinata geografica stabilita unilateralmente. Anziché difendere i confini marittimi dalle aggressioni, le navi militari darebbero la caccia a gommoni e pescherecci fatiscenti per bloccarli. E se questi non si fermano? Si speronano? Si cannoneggiano? Chi si pone queste domande, e si ribella a tutto questo, è accusato di inscenare “sceneggiate buoniste che speculano sulle emozioni della gente per calcoli elettorali”. Per FdI “non sono tollerabili e assumono le caratteristiche del patetico”, manifestazioni come riunirsi a centinaia sugli scogli di Targia per mostrare solidarietà ai confinati in mare con striscioni e canti. O salire a bordo usando le prerogative di parlamentari per sincerarsi della situazione.

I fans di Giorgia Meloni definiscono addirittura “grave vedere come le contrapposizioni ideologiche stiano creando profonde divisioni fra la gente”. Tuttavia riesce difficile individuare una ideologia comune fra quei deputati berlusconiani, ex comunisti e radicali che sono andati sulla Sea Watch. E lo stesso vale per la manifestazione sulla scogliera che ha messo insieme sacerdoti, comitati di ogni tipo, sindacati, associazioni di cittadinanza attiva, consiglieri comunali e dirigenti di partito, e persino il coro dell’Inda. In realtà, le evidenziate  “contrapposizioni” non sono “ideologiche” bensì valoriali. A creare “profonde divisioni fra le gente” sono quelle scelte politiche del governo “del popolo” che si spingono ai confini della disumanità. Quello che i sovranisti, e i loro alleati pentastellati, faticano a comprendere è che non si tratta solo di rispettare nella sostanza la Dichiarazione universale dei diritti umani. Si tratta di rispettare quei valori fondamentali di umanità che appartengono alla sfera del pre-politico, e che sono radicati nel “popolo”  molto più in profondità di quanto immaginassero. Abituati a parlare alla “pancia”, non si sono resi conto che stavolta è una questione di “cuore”.

 

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