Quattro donne, un unico ideale: informarsi ed informare per costruire una società migliore

Siracusa (Sala convegni del Santuario della Madonna delle Lacrime) – Quattro donne, quattro ideali professionali da portare avanti, quattro giornaliste di razza: Alessandra Brafa, Mascia Quadarella, Agata Di Giorgio e Lucia Basso hanno in comune l’impegno per il sociale, la voglia di ciascuna di fare del mestiere della comunicazione lo strumento per stare vicino agli altri, vicino a chi combatte la difficile battaglia quotidiana per migliorare la propria vita. Le ha messe insieme il convegno sulla prevenzione dei tumori “Per scrivere il futuro”, che si è tenuto, qualche giorno addietro, nel salone del Santuario della Madonna delle Lacrime, organizzato da Mascia su incarico di un’altra eccezionale donna, Maria Damanti, una paziente oncologica che ha voluto dare anche il proprio contributo sul fronte della prevenzione. Ne è nata, così, una bellissima iniziativa strutturata dal basso, da chi fruisce dei servizi sanitari e si spende per diffonderne la cultura, dando la ribalta a quei medici che, da anni, quotidianamente, si spendono in silenzio per debellare il male del secolo.

Sono state, comunque, anche molte altre le donne protagoniste di questa splendida serata, giornaliste tutte, impegnate sul fronte dell’impegno civile, sentinelle di una società che scivola sempre di più verso la deriva dell’individualismo, ma che possiede ancora gli anticorpi per intraprendere la strada del cambiamento. Giornaliste premiate con una medaglia al valor civile al termine dei lavori. Ma di tutte, per chi scrive, per storia professionale e personale sensibilità, sono proprio Alessandra, Mascia, Agata e Lucia i riferimenti emozionali che hanno segnato quella serata.

Alessandra Brafa, la tenera fatina dalle mille magie, ha combattuto e pagato pesantissimi tributi al male assoluto, a quella rapace malattia che brucia affetti e passioni, portandosi via le persone alle quali maggiormente si è legati. Una battaglia che continua a combattere ancora oggi, con un vigore, una forza ancestrale che dà vita alla vita, lega indissolubilmente a sé ed alla terrena esistenza le persone che ama, impedendole d’andar via. Una capacità di fare, di dare, d’amare che Alessandra trasporta anche nel suo lavoro; nel giornalismo, nell’insegnamento, nella promozione di quel Sud Est della Sicilia che rappresenta la sua dimensione ideale d’esistere, sospesa tra il reale ed i l’iperuranio, tra la terra e l’interspazio universale in cui tutto è possibile perché i pianeti s’allineano guidati dalla magica bacchetta che tiene in mano. Una magia che diventa social, voglia di vivere e d’amare cultura e bellezza promossa attraverso quei salotti virtuali che lei riesce a far diventare splendida realtà quotidiana, regalando sogni e speranze in una terra in cui il tesoro più grande resta proprio la capacità di sognare.

Mascia Quadarella è una leonessa, nel corpo e nell’anima. Nulla la scoraggia. Ribatte con la forza del proprio carattere alle difficoltà della nostra travagliata professione, fatta d’allineamenti al ribasso, colpi sotto la cintura ed una dimensione caratterizzata dalle banalità che allineano e travolgo chi si lascia andare. Eppure lei resiste, proprio perché non è una che si lascia andare. Tutt’altro. Ha così fatto del suo giornale una trincea d’impegno sociale, importane riferimento di quanti credono ancora nel ruolo del giornalismo con la G maiuscola, senza se e senza ma. Ha tra le mani un mestiere imparato per strada, che va dritto alla meta senza accettare compromessi, rifiutando il copia/incolla che la stragrande maggioranza dei “cosiddetti colleghi” usa come metodo di lavoro, asettico ed acritico. Spesso incarognito da inconfessabili accordi che uccidono la verità e la professione, accettando l’orrenda metamorfosi che trasforma i narratori di storie in cantori del Palazzo.

Agata Di Giorgio nasce cronista, ma, nel corso della sua esperienza professionale, si scopre presto anche addetta stampa. Responsabile della comunicazione con i giornalisti per l’Asp di Siracusa, ha affrontato con passione le difficili sfide imposte dal lookdown e dai tempi in irrefrenabile, veloce evoluzione. Tanto rapida e travolgente da non consentire di fissare regole certe, anche nel campo della comunicazione, soprattutto nel comparto pubblico. Ha dovuto, così, battersi su terreni sconosciuti, in cui tutto è ancora sperimentazione, affrontando la difficile mediazione, e relativa decodificazione, nei rapporti tra sanità pubblica ed utenza. Un ruolo particolarmente complesso, nel momento in cui, in piena emergenza Coronavirus, il suo ufficio è diventato l’ombelico del mondo. Il centro vitale di una realtà, non solo virtuale, che fagocita, paure, speranze, gioie e dolori di una comunità locale isolata e confusa, che ha avuto nei mezzi d’informazione un importante punto di riferimento. Ma noi la preferiamo davanti ad una telecamera con il microfono in mano, come ai tempi in cui era la voce siracusana di un SudEst che ha nella Contea di Modica il suo epicentro televisivo.

Lucia Basso è figlia delle tv libere, di quelle emittenti che secondo Eugenio Finardi parlavano direttamente con la gente, liberando se stesse e la mente degli ascoltatori. Una metafora che il cantautore dedica tutta alla radio, ma che si adatta benissimo alle televisioni che, dagli anni 70 e per quasi vent’anni, sono state protagoniste del grande miracolo della comunicazione circolare, di un’informazione fatta tra la gente e per la gente, spesso traendo spunto proprio dagli input elaborati dalle comunità locali di riferimento. E Lucia quel mestiere di cronista di strada sapeva farlo benissimo, incurante dei carichi di lavoro, sfornando inchieste ed approfondimenti per il tg con la passione di chi sa di lavorare ed impegnarsi per il bene comune. E’ stata una grande scuola, che l’ha fatta presto decollare verso i potenti studi della Tv di stato, di cui è adesso una delle giornaliste Rai più valorizzate ed in prima linea nel difficile fronte della cronaca siciliana. E’ cresciuta molto da allora, ma non ha mai abbassato la guardia, perché, a qualunque livello lo si faccia, il buon giornalismo impone un mestiere difficile e carico di responsabilità. Un mestiere dal quale il pubblico si attende molto e per il quale occorre spendersi molto.

Queste quattro ragazze le ho viste al lavoro tante volte, ognuna con interessi professionali e tecniche operative diverse, ma tutte con un unico comune denominatore: l’indomabile voglia di  essere protagoniste del cambiamento, in una società in cui tutto sta mutando e gli unici punti di riferimento restano gli ideali di chi crede in ciò per il quale combatte.

Giuseppe Cascio

 

 

 

Commenti

commenti

Lascia un Commento