Il ruolo dell’arte espressione dell’effimero necessario

Articolo di ANDREA SCHiAVo, pubblicato nell’anno 2006 su Il Ponte, settimanale di informazione e approfondimento.

L’arte come massima espressione dell’effimero, l’effimero come assolutamente necessario ed essenziale alla crescita spirituale ed intellettuale dell’uomo.

Proviamo per un momento ad immaginare il nostro mondo senza l’arte; e per parafrasare un noto spot pubblicitario: “Che mondo sarebbe senza la Pietà di Michelangelo, o la Gioconda di Leonardo, o ancora le Sinfonie di Beethoven”? Per citare solo alcuni esempi tra i più rappresentativi.

Ma allora qual è il ruolo dell’artista? Sia esso il giovane apprendista, formatosi nella bottega del Verrocchio dell’era rinascimentale, o il dissacrante futurista la cui opera, tutta volta alla rappresentazione del movimento, trovava ispirazione nell’esordiente arte cinematografica squisitamente cinetica. Un tempo, i principi si avvalevano dell’arte come celebrazione del loro potere politico e militare, oppure era asservita ai regimi totalitari come il socialismo reale dell’ex Unione Sovietica, nonostante oggi sappiamo che la creatività non può essere servile a nessun regime, sia esso democratico o autoritario. Se guardiamo ancora oltre, l’arte è espressione tangibile della realtà trascendente, come linguaggio esoterico e simbolico di ciò che normalmente non è visibile; ma allora qual è il ruolo dell’arte e dell’artista nel mondo contemporaneo? In una realtà di provincia, come la nostra, quali sono gli spazi? Chi sono gli artisti? Chi gli operatori culturali? Ed ancora, a chi è destinata l’arte? Chi sono i committenti? Per finire, quale sensibilità, le amministrazioni locali, riservano a questa alta manifestazione creativa dell’ingegno umano?

Interpelliamo Mario Cucè, uno tra i più stimati operatori nel campo delle arti figurative, direttore della galleria Quadrifoglio che da circa ventisette anni opera nella nostra città, e dove trovano spazio alcuni dei più quotati artisti siracusani e non, infatti, tra le più importanti mostre di pittura, vanno ricordate le personali di Sergio Vacchi, Renzo Vespignani, Ernesto Treccani, Giovanni Cappelli, Alberto Sughi, Mario Schifano e Franco Sarnari. La galleria pur essendo una tra le più importanti realtà operanti nel nostro territorio, non è tuttavia l’unica, ci riserviamo pertanto di interpellare le altre in un prossimo futuro. Secondo Mario Cucè chi fa il mestiere dell’arte, a Siracusa, è decisamente penalizzato, molte sono le difficoltà con cui deve confrontarsi l’artista professionista, non ultimo la concorrenza sempre più massiccia del dilettantismo, e l’incapacità spesso, da parte dell’utenza, nel saper distinguere un vero artista da uno che pratica per hobby. Non esiste poi una pianificazione degli eventi artistici d’alto livello, che sono sporadici ed occasionali. In pratica nella nostra città, è rara una vera sensibilità per l’arte, sia a livello del singolo cittadino che al livello delle amministrazioni pubbliche. Eppure realtà come l’Istituto Statale d’Arte A. Gagini operano nella nostra città oramai dal 1883, ed altre recenti iniziative hanno visto nascere negli ultimi decenni ben due Accademie di Belle Arti, e la Facoltà di Architettura. Ma sentiamo cosa ne pensano alcuni degli artisti che gravitano attorno alla galleria, sorta di cenacolo umanistico di rinascimentale memoria, Francesco Bertrand lamenta come nell’immaginario collettivo, la figura dell’artista sia ancora legata a vecchi e stantii cliché di tipo romantico, assolutamente anacronistici e forvianti di quello che è il ruolo dell’artista del nostro tempo. Secondo Oreste Puzzo le gallerie espositive odierne sono troppe a scapito della qualità, e ricorda i tempi andati in cui unica galleria accreditata era la Fontanina di Angelo Maltese, dove trovavano spazio solo i veri artisti, trampolino di lancio per raggiungere i più alti livelli nazionali ed internazionali. Sesto Mammana sostiene che manca una committenza illuminata e dotta e che le amministrazioni pubbliche sono sensibili ma alle volte poco competenti. Il ruolo delle amministrazioni, secondo Angelo Cortese, dovrebbe essere quello di individuare e discernere il vero artista professionista dal dilettante, si unisce al coro Angelo Cassia, per il quale l’arte vive un’assoluta condizione di precarietà, anche lui sostiene che le amministrazioni locali sono poco sensibili, ed aggiunge che mancano spazi adeguati per le esposizioni ed è imperante il sopravvento del dilettantismo. Da quanto esposto sopra, mi par di capire che le critiche non sono rivolte in particolare a questa o quell’altra delle nostre amministrazioni locali, siano esse odierne o del passato, ma che si sia voluto evidenziare come l’arte a Siracusa, ma presumo anche altrove, viva una condizione di atavico disagio, e certo le condizioni locali probabilmente amplificano le difficoltà, anche se credo che la crisi sia generalizzata. La concorrenza lamentata dai nostri artisti mi spinge a fare una considerazione: Chi si sognerebbe di praticare il mestiere di medico o ingegnere privo di adeguata preparazione e conseguente titolo accademico? Senza incorrere, per questo, nelle sanzioni penali previste dalla legge per millantato credito ed esercizio abusivo della professione, ma allora perché in campo artistico ciò è possibile? Forse che i veri artisti non sostengono una lunga formazione con tanto di titolo accademico? Chi è preposto alla tutela dei diritti di categoria? Con questo non si vuole negare quartiere agli artisti autodidatti, che in ogni caso sono passati attraverso una seria formazione. Andrés Segovia, il più grande dei chitarristi contemporanei, era un autodidatta e dichiarava di essere stato allievo e maestro di se stesso. Questa tuttavia è l’eccezione che conferma la regola. La crisi di valori che indiscriminatamente colpisce la nostra odierna società, non risparmia neanche l’arte, e l’andazzo generale è quello del disimpegno, del guadagno facile e dell’approssimazione. Assistiamo quotidianamente ad un impoverimento culturale esponenziale che non risparmia neanche le istituzioni scolastiche, e chi ancora non sì da per vinto è relegato a sempre più angusti spazi, a vantaggio del dilettantismo.

Andrea Schiavo

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