D’Anna assolto in Cassazione dopo la scomparsa. L’Agirt: basta calvari giudiziari per i giornalisti

AUGUSTA, 18-1-2019 (Massimo Ciccarello): La “gioia triste” di una moglie e dei loro due figli, per un’assoluzione arrivata quando il papà e il compagno di una vita ormai non c’è più. Gianni D’Anna se n’è infatti andato il 19 dicembre, stroncato da uno scompenso cardiaco sopravvenuto poco dopo aver appreso la data dell’ultimo atto, quello che avrebbe deciso definitivamente del suo futuro da giornalista e della serenità economica della famiglia. Un calvario giudiziario durato 12 lunghi anni, approdato all’ultima spiaggia della Cassazione. Che il 17 gennaio ha sentenziato quello che tutti i suoi lettori e i suoi colleghi già sapevano:“Il fatto non sussiste”. Il direttore di Augustaonline, pioniere dell’informazione sul web in provincia, non ha mai diffamato a mezzo stampa l’onore e il decoro dell’allora pm siracusano Maurizio Musco.

Quell’articolo sugli esiti deludenti dell’inchiesta sul mercurio nella rada megarese, che nel dicembre 2007 tanto aveva irritato il sostituto protagonista di molte vicende giudiziarie diventate oggetto di revisione storica, in realtà era puro e semplice esercizio del diritto di cronaca e di critica. “Il fatto non sussiste” è la formula giuridica usata dalla Suprema corte per dire, oggi, che quel giornalista di provincia aveva fatto semplicemente il suo lavoro. Circostanza che era sfuggita al tribunale di Messina quando, nel 2010, in primo grado lo aveva condannato a 3 mila euro e a risarcire la parte offesa, nonostante la richiesta del pubblico ministero di assolverlo per non aver commesso il fatto. Quel direttore “testardo”, che il consiglio comunale ha ricordato con un minuto di silenzio proprio il 17 gennaio, però non si era arreso ai risultati di un procedimento avviato con molti dubbi procedurali.

La sua famiglia racconta in un comunicato che “nel 2017, dopo 7 anni di mancata fissazione dell’udienza di appello, rinunciò alla prescrizione che pure incombeva” per ottenere un giudizio che gli restituisse la piena dignità di cronista. Invece, “la Corte d’appello confermò la condanna di primo grado emettendo sentenza con contestuale motivazione, circostanza prevista dalla legge ma inusuale”. E’ gravato di questo peso insostenibile, psicologicamente ed economicamente, che nel 2018 aveva portato la sua vicenda all’attenzione di Unione nazionale cronisti, Associazione siciliana della stampa e Ordine di Sicilia, durante il convegno svoltosi ad Augusta sul tema “Giornalisti minacciati in Sicilia: mai soli”. Di quelle due sentenze di condanna, che avrebbero potuto spalancare la strada a quei maxi-risarcimenti diventati il nuovo pericolo per la libertà di stampa, la Cassazione ha fatto piazza pulita.

La pronuncia definitiva di “annullamento senza rinvio” è arrivata troppo tardi per l’imputato, ma non per i familiari, i colleghi e i suoi lettori. L’avvocato difensore, Nino Cacia del foro di Messina, non ha voluto dichiarare formalmente la morte dell’imputato. Ottenendo così un giudizio di piena assoluzione da parte della Suprema corte, che non lascia spazio ad alcuna “scappatoia” risarcitoria in sede civile. “Una vittoria dedicata a questa professione che tanto amava e alla città di Augusta, dopo questi anni di profonda inquietudine”, scrivono Liana, Valerio e Alessandra D’Anna. “E’ stata fatta finalmente giustizia per un uomo perbene che, per un gioco di poteri ormai assunto agli onori della cronaca anche nazionale, ha dovuto patire anni di dispiaceri”, commenta Marina Noè, presidente di Assoporto ed ex assessore regionale all’Industria.

Per l’Associazione dei giornalisti televisivi e telematici “giustizia è fatta; anche se è arrivata troppo tardi per il collega, che è stato minato nel fisico e nello spirito da un lungo processo che non sarebbe dovuto nemmeno iniziare. Ma è giunta in tempo per incoraggiare tutti noi ad andare avanti con la schiena dritta, raccontando con onestà tutto quello che non si vorrebbe venisse rivelato, senza farci intimorire da chi usa in modo distorto la legge e gli apparati dello Stato contro il principio costituzionale della libertà di stampa”.  Il presidente Pippo Cascio aggiunge che “l’Agirt resta vicina a tutti quei colleghi che ancora aspettano di vedere riconosciuto in un’aula di giustizia, come in un’aula consiliare, il loro diritto di cronaca e di critica”. E, sottolineando come “a Roma la Cassazione abbia scritto una bella pagina di verità e legalità”, ricorda tuttavia che “altre ne restano ancora da scrivere per i giornalisti della nostra provincia, vittime di querele temerarie avviate per intimidire”.

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