Catemoto De Luca, sembra semplice ma è un prodotto d’alta ricerca scientifica

Catemooto De Luca” ha un record: è senz’altro il libro siciliano di cui si è maggiormente parlato, in quest’estate in Sicilia. Con una lunghissima lista di prestigiose presentazioni, dal monte al mare (ma soprattutto al mare) il suo autore, Emilio Pintaldi, è riuscito ad aprire il dibattito a 360 gradi. Da giornalista, è stato portatore di fatti nuovi e d’interesse generale, tratti da fonte certa. Cioè, da ottimo professionista, ha dato al suo pubblico una serie di interessantissime notizie assolutamente aggiornate sulla comunicazione politica, certificando, spiegando attraverso l’esposizione di metodologie e tecniche, la nascita di una nuova maniera di fare propaganda politica (è questa è la notizia). Lo ha fatto usando gli strumenti d’analisi che ormai sono gli abituali attrezzi del mestiere di chi vuole informare bene e con onestà. Ha usato la sociologia con tutti i suoi derivati, compresa la ricerca sociologica. Ha guardato la realtà da raccontare attraverso il filtro della psicologia, cercando di comprendere le motivazioni profonde di certe scelte dettate dalle rigide regole imposte dalla tecnica della comunicazione di massa. Ha infine utilizzato le competenze relazioni che sono gli strumenti di base del giornalista, per parlare con Cateno De Luca, con l’uomo e non con il prodotto delle strategie di marketing, proprio per capire fin quanto si spinge la fiction e dove, invece, entra in campo la persona.

E’ un lavoro notevole, che non avrebbe potuto fare chiunque, perché per certe analisi non si può prescindere da alcune competenze accademiche, che Pintaldi certamente possiede grazie alla sua laurea specialistica in giornalismo, al master in Manager della comunicazione pubblica, oltre all’esperienza concreta d’insegnante di comunicazione all’università di Agrigento. Con questi strumenti ha potuto osservare a lungo e, quindi, smontare, pezzo per pezzo, la campagna elettorale del sindaco di Messina, di quel Cateno De Luca che, a prima vista (e mica tanto) può sembrare un improvvisatore naif, ma che, di fatto, segue un copione rigidamente studiato nelle tink tank, delle quali sono ricchi i suoi uffici.

Emilio Pintaldi, che conosce MachLuhan ha capito che l’abbattimento dei codici nel linguaggio quotidiano del sindaco, non è dettato da improvvisazione o ignorana (forse anche), ma è finalizzato  comunque a raggiungere il massimo dell’utenza (com MackLuhan,appunto, insegna). Inoltre, l’autore del saggio, che ben conosce la comunicazione Gestalt, ha subito compreso che la scelta di De Luca di parlare alla pancia della gente non è solo caratteriale, ma è dettata, soprattutto, anche da esigenze strategiche. Gestalt insegna, infatti, che sono le emozioni che veicolano il messaggio e noi, pensandola come gli antichi egizi, continuiamo a dare grande importanza al basso ventre, quando vogliamo essere davvero ascoltati. Se a tutto ciò aggiungi che i social vivono e si nutrono di sociologia della comunicazione, utilizzando per pane quotidiano autori come MachLuhan, Chomsky, Eco, fino alle tecnice sulla ripetitività, tecnica carissima alle prime radio libere, negli anni 70, ed adesso ripresa dai new media, che ne rubano addirittura il copyright di prima genitura.

Non a caso la prefazione di Catemoto De Luca è scritta dal professore Francesco Pira, giornalista e docente di comunicazione all’Università di Messina, depositario ed interprete di quelle verità scientifiche che fanno della comunicazione di Cateno De Luca, appunto, apparentemente tutta improvvisata di pancia, un paradigma declinabile delle buone prassi in comunicazione sociale.

Commenti

commenti

Lascia un Commento