Augusta, randagi a 5 stelle: al Gup il mezzo milione dato senza appalto

AUGUSTA, 2-3-2019 (Massimo Ciccarello): Trasversalismo e nessun dialogo coi 5 Stelle, “che non hanno la spina dorsale per mantenere la parola data”. Parte all’insegna del civismo in chiave antigrillina, la campagna elettorale per le amministrative dell’anno prossimo. Con una coincidenza non voluta, ma simbolicamente significativa, sia CambiAugusta che Augusta 2020 hanno scelto l’1 marzo per aprire le ostilità verso il “moVimento” da battere nelle urne. E’ quasi una manovra a tenaglia, quella che le due front-leader dell’opposizione hanno iniziato il sabato di Carnevale. L’una scegliendo l’attacco frontale all’amministrazione Cettina Di Pietro, attraverso una spinosa vicenda giudiziaria ancora pendente. E l’altra proponendosi come aggregazione “centrista moderata” dove ci possono stare tutti, tranne i partiti “che fanno scappare la gente dall’impegno politico”. In realtà, in entrambi i casi, l’impianto programmatico è ancora troppo fragile per cristallizzare sindacature d’area intorno i rispettivi capigruppo consiliari. Se l’impopolarità della sindaca si sommerà a una picchiata europea del M5s, viene meno la necessità di fare fronte comune al pericolo di un bis pentastellato e saranno in molti a trovare il coraggio di tentare la sorte.

Il campione di CambiAugusta nella disfida per il Palazzo, Peppe Di Mare, però non c’è all’incontro coi giornalisti che il presidente Marco Stella ha organizzato nel suo ufficio “come privato cittadino”. C’è però l’ex sindaco Massimo Carrubba, seduto fra i pochi ospiti di una conferenza stampa non aperta al pubblico. L’antico “avversario storico, ma mai un nemico”, viene ringraziato della presenza e definito un galantuomo”. Opportunamente ignorato, invece, è il consigliere comunale che sorprendentemente lo accompagna. Alessandro Tripoli, infatti, si sta impegnando nelle primarie del Pd. Ed è di qualche giorno addietro il suo endorsement per la segreteria di Nicola Zingaretti, considerata “punto d’inizio per rilanciare tutto il centrosinistra e occasione opportuna per esplicare il mio rinsaldato impegno nel partito”. Perciò nessuno alimenta più di tanto la suggestione di una componente Dem che strizza l’occhio a una dirigenza proveniente dal centrodestra. Come è appunto quella della federazione #perAugusta, rappresentata nel salone ottocentesco di Palazzo Vinci dal presidente Roberto Meloni, appositamente costruita per spingere Di Mare. Sicuramente più suggestiva è la visita di cortesia dell’ex primo cittadino, da anni aspramente critico verso quel partito che lo ha lasciato solo dopo lo scioglimento.

Proprio dalle vicende sulla presunta infiltrazione mafiosa prende le mosse l’intervento di Stella, dal titolo allusivo “Vita da cani”. Assistito dall’avvocato Stefano Amato, evidenzia che lo stesso canile “oggetto di attenzione” nella relazione d’accesso su cui si basava lo scioglimento del Comune, è stato poi tranquillamente utilizzato dai successori. Prima dai commissari prefettizi, e poi dall’amministrazione 5 Stelle. Con affidamenti diretti rinnovati di mese in mese, sempre alla stessa struttura, tenuti di pochi spiccioli sotto i 40 mila euro per non incappare nell’obbligo della gara d’appalto. Procedura oggetto di una denuncia del “capo politico” di CambiAugusta alla Guardia di finanza, presentata nel dicembre 2015, che ha portato a un’inchiesta sui provvedimenti adottati fra il 2014 e il 2016. Ne è scaturita una richiesta di rinvio a giudizio per presunta turbativa d’asta a carico del dirigente dell’assessorato Ecologia, Edoardo Pedalino, in discussione al Gup il prossimo 19 marzo. Mentre la posizione della sindaca è stata stralciata, con una richiesta di archiviazione inoltrata dalla Procura. Adducendo la motivazione che sostanzialmente gli amministratori sono responsabili dell’indirizzo politico, ma non del controllo di legittimità sull’operato dei funzionari.

Dopo 3 anni di indagini tutto sembra portare verso un incidente di percorso in cui è incappato l’impiegato, che per l’urgenza di risolvere un grave problema si è spinto un po’ oltre “l’indirizzo politico”  arrivato dall’amministrazione della #legalità. Tuttavia, secondo il legale del denunciante, la vicenda potrebbe avere risvolti politicamente rilevanti. Nelle “sommarie informazioni testimoniali” che ha rilasciato, infatti, Di Pietro si sarebbe scaricata di ogni responsabilità sulla scelta dell’ufficio. Specificando che a seguire il problema randagismo era stato comunque delegato l’assessore all’Ecologia. Che a inizio mandato era il suo vicesindaco, Pino Pisani, attualmente senatore 5 Stelle. Al quale, dopo le dimissioni per “motivi di salute”, è subentrato Danilo Pulvirenti, attuale titolare della rubrica. Nessuno dei due grillini tuttavia è finito nel fascicolo giudiziario. L’avvocato Amato, però, parla di una mail dell’allora assessore al Bilancio, Giuseppe Schermi. Nella quale avvertiva che l’esborso di circa mezzo milione di euro l’anno determinato dai reiterati affidamenti mensili, avrebbe potuto essere ridotto considerevolmente attraverso il ribasso su base d’asta con una regolare gara d’appalto (per l’esattezza, come meglio appurato successivamente alla prima stesura di questo articolo, sollecitava al rispetto del punto programmatico relativo alla realizzazione di un canile comunale anzichè l’accantonamento per l’affidamento a terzi). Una “messa in guardia” che tuttavia sembra aver seguito la stessa sorte della casella di posta elettronica da cui era partita: cancellata quando il mittente è stato sbattuto fuori dalla giunta perché “remava contro”.

E’ rimasto un backup di quella corrispondenza nei server del Comune? Quel documento potrebbe finire all’attenzione del Gip, facendogli considerare sotto una luce diversa “l’indirizzo politico” del capo dell’amministrazione e dei suoi assessori delegati? Le domande sono rimaste in sospeso, durante la conferenza stampa. Giustamente, perché il presidente di CambiAugusta e il suo legale provengono da una cultura politica e giuridica che dibatte le inchieste nei tribunali. Marcando, anche in questo modo, una distanza culturale che diventa politicamente sostanziale verso i grillini dei processi celebrati sui social. E’ lo zoccolo duro su cui poggia la chiusura a qualunque ipotesi di alleanza elettorale col M5s. A meno che il “nuovo corso” dei 5 Stelle a caccia di intese strategiche con le liste civiche, non passi anche da un radicale (e altamente improbabile) rinnovo della dirigenza locale. Le attuali attestazioni di stima reciproca fra Stella e Carrubba, dopo lunghi anni di scontro politico, dimostrano che tutto è possibile quando ci sono di mezzo le urne.

Come certifica, su scala più ampia, la macedonia di Augusta 2020. A differenza del 2015, quando chiese inutilmente le primarie del centrosinistra e finì cannibalizzata da liste di segno opposto, stavolta prova a risolvere il problema alla radice: mettendosi dentro il diavolo e l’acquasanta. Così il presidente uscente Gaetano La Ferla, esponente Pd vicino a Bruno Marziano, cede la carica alla catanese Roberta Indelicato, formatasi nella Destra di Raffaele Stancanelli. Mentre il forzista pentito Enzo Canigiula prepara la rielezione in consiglio condividendo il tavolo con Marco Niciforo, che non è rimasto inerte nelle vicende interne del Partito democratico. Il capogruppo consiliare è contiguo ai Democratici, ma il loro simbolo dice di non volerlo nella coalizione che cerca di allestire. “Perché il civismo è quanto di meglio ci possa essere; non ho pregiudizi, ma molte persone non si avvicinano alla politica a causa dei partiti”. Poi, messo alle strette, questo aspirante sindaco riluttante – “perché sarebbe una scortesia più unica che rara proporre un percorso condiviso e presentarsi con una candidatura preconfezionata” – ammette che quel logo se lo metterebbe vicino “se viene rigenerato”. E spera che la galassia “centrista moderata” immaginata da Augusta 2020, sia in grado di far si che “qualcuno possa calibrare meglio il tiro all’interno di quel partito”. Possibilmente senza metterlo nella linea di fuoco.

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