Antonio Nicita su Big Data e social: “Una finestra sul mondo condizionata dagli algoritmi”


Di grande rilievo, sul piano tecnico e metodologico, l’intervento del professore Antonio Nicita, commissario Agcom, al corso di alta formazione, accreditato anche dall’Ordine dei Giornalisti, che si è tenuto a Siracusa sabato scorso. La sua, è stata una delle relazioni di svolta, soprattutto per i giornalisti presenti in sala, perchè ha puntato sui fenomeni legati alla percezione, gestiti dagli algoritmi che i big data suggeriscono ai “patron” dei social per ottenere sempre maggiore controllo sulla società civile. La ricerca sociale, con la relativa obbligatoria sperimentazione, ha dimostrato, infatti, come dai like che ciascuno, sull’onda delle proprie emozioni, mette sui link, scattino i calcoli matematici che trasformano le persone in numeri, in strumenti per acquisire sempre maggiori fette di mercato.
E’ un tema particolarmente caro ai giornalisti, che nell’ultimo congresso della Fnsi hanno, appunto lanciano lo slogan “L’informazione non è un algoritmo”, proprio per rivendicare qual ruolo di mediazione culturale cannibalizzato dalla barbarie dei social, dove ciascuno interviene senza limiti, nè controlli, creando una terra di nessuno nella quale le fake news nascono, crescono e muoiono, come meteore, in un arco di tempo strettissimo, facendo comunque danni enormi danni proprio alla sfera della percezione dell’individuo. Altro che Popper nelle sue lezioni “Contro la televisione”. Il mondo tre, di popperiana memoria, adesso sono i social a determinarlo, spesso indipendentemente dalla “bisaccia d’esperienze, emozioni e processi di socializzazione patrimonio di ogni persona. E’ un fronte difficile, che chiama in causa proprio i giornalisti, perchè la cannibalizzazione dei loro ruoli, lascia spazi d’intervento disintermediati che i pirati del web utilizzano indisturbati, per serrare sempre di più le fila del controllo sociale. E’ dire che un tempo, un’era geologica fa, Michel Foucault, prendeva ad esempio il Panopticon come metodologia generalizzata di controllo, al di là delle carceri per le quali era stato ideato. Poi venne il grande fratello e si penso che la sociologia della conoscenza avesse fatto passi da gigante nella denuncia dei metodi di manipolazione dell’opinione pubblica, fino a “La democrazia del grande fratello, di Noam Ciomsky, critica impietosa dell’informazione televisiva. Ma adesso anche la tv, se non collegata con una propria piattaforma web, sembra uno strumento da Fred e Wilma. Per andare, oltre ogni immaginazione, in uno spazio siderale in cui i big data sono la punta di un iceberg profondissimo, che ciascuno di noi ha il dovere sociale di fermare nella sua espansione.
Come? E’ molto semplice, ribaltando i termini dell’intervento. Utilizzando i social come strumento di crescita sociale e culturale, a partire dalla scuole, da quelle centrali d’istruzione che hanno il compito della socializzazione secondaria, della costruzione psicofisica del cittadino del domani. Un ruolo che le Università devono intestarsi in prima linea, in collaborazione con gli ordini professionali, giornalisti in testa, seguendo quella teoria di Weber secondo la quale ogni professione regolamentata da un Ordine ha il dovere deontologico di lavorare per il bene comune.
“E’ un momento storico molto importante per la comunicazione- ha aggiunto nel suo intervento il professore Antonio Nicita – perché soprattutto in realtà locali dinamiche, come quella siciliana, aperte al turismo, all’incontro con il mondo, c’è bisogno di una riflessione per far sì che le nuove forme di comunicazione restino al servizio del cittadino, della promozione delle realtà locali. Affinché possano aiutarci a transitare dai vecchi mercati ai nuovi mercati digitali, dando opportunità anche di lavoro a giovani, favorendo nuove professioni”.
Si tratta di un tema di grande fascino, proposto dall’Associazione Giornalisti Radiotelevisivi e Telematici (Agirt) per un altro seminario d’alta formazione, sul quale l’Università di Messina ed il consorzio universitario di Agrigento hanno organizzato una giornata di studio dedicata ai giornalisti iscritti sulla piattaforma Sigef. Si terrà, sabato prossimo, al teatro comunale “Tina Di Lorenzo”, di Noto, e sarà abbinato all’inaugurazione della mostra fotografica dei migranti siciliani negli Stati Uniti, curata proprio dal Consorzio Universitario di Agrigento. Il tema trattato nel seminario sarà l'”Effetto Noto”, il caso che la capitale del barocco ha creato con un boom mediatico che non ha precedenti nel mondo. In quel contesto sarà gioco forza collegarsi al seminario sui big data organizzato da Corecom ed Agcom per rilanciare i temi messi in campo dal professore Nicita.
Giuseppe Cascio

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