“Una rivoluzione in Ottobre”

Fra qualche giorno, più precisamente tra il 24 e il 25 ottobre, o se si preferisce utilizzare, simbolicamente, tra il 6 e il 7 novembre, sarà il centesimo anniversario di quella che, probabilmente, è considerata la più grande rivoluzione del secolo passato.
Non voglio raccontare, semplicemente, delle pagine di storia sentite e risentite, lette sui libri di scuola per anni, viste in numerosi film e documentari; quello che voglio raccontare è ciò che sta dietro quel significativo atto, quell’ideologia che ha, per quasi un secolo, scritto le pagine della storia politica, culturale e sociale non solo dell’ex Unione Sovietica, ma del mondo intero, essendosi diffusa dall’Italia al Sud America, fino ad arrivare in Cina dove tutt’ora continua ad avere avere un ruolo fondamentale.
In sintesi, occorre ricordare che la Rivoluzione ebbe luogo già 8 mesi prima, a febbraio, quando lo
Zar Nicola II decise di abdicare; In Ottobre le truppe tedesche, decise a far uscire il prima possibile l’ex URSS dalla prima guerra mondiale, aiutarono Lenin, in esilio, a partire da Zurigo per arrivare a Pietrogrado, finendo con l’occupazione del simbolico Palazzo d’Inverno; non fu una rivoluzione violenta e sanguinaria, quella avvenuta in Ottobre, ma fu sotto alcuni punti di vista imposta.
Alla base di tutto ciò vi erano tanti buoni propositi, la creazione di un vero e proprio paradiso terreste, con al centro la pace e la condivisione, senza dimenticare il motto leninista della Rivoluzione “ Pane, Pace e libertà”, concetti che nella realtà non si sono realizzati.
Un errore che in molti fanno, in primis Nikita Kruscev, nel “rivoluzionario” rapporto avente il suo nome del 1956 al XX congresso del Partito Comunista sapendo, chiaramente, di sbagliare, è pensare che l’operato di Lenin fosse stato limpido e indolore, senza versare nemmeno una goccia di sangue, a dispetto del “folle” successore Josip Stalin.
Quello che avevano in mente Marx ed Engels nel <<Capitale>> e nel manifesto del partito comunista, era quello di applicare questa ideologia e questo sistema organizzativo a nazioni già sviluppate e con una situazione politica e sociale abbastanza stabile, come Regno Unito e Germania; l’ex URSS non era affatto adatta a sostenere un così radicale cambiamento, vista la situazione interna allo stato. La creazione da parte di Lenin prima, e Stalin poi, dei campi di lavoro coatto, dei Gulag, della mancata risposta alla povertà e alla richiesta del “semplice pane” da parte del popolo, hanno reso una ideologia che prometteva il paradiso un inferno per molti.
Parlare oggi di comunismo, o di fascismo, è rischioso, anacronistico, inapplicabile alla situazione attuale e molto spesso si rischia di cadere nel ridicolo quando lo si vuole attuare nel mondo contemporaneo; ciò che, in maniera molto innocente, aveva proposto Marx, era la lotta al capitalismo, a quel mondo corrotto e superficiale che non riusciva a vivere in pace con se stesso, in continua lotta per l’egemonia politica, militare, economica, sociale e culturale sul vecchio e nuovo continente, attraverso quello strato sociale, che era il proletariato, che poteva portare ad un benessere collettivo comune del quale potessero beneficiarne tutti.
Analizzando in battuta finale ciò che è stata la Rivoluzione d’Ottobre, non si può non dire che è stata una pagina importante e, per certi versi, bella soprattutto nei propositi e nelle modalità in cui questa è avvenuta; ma purtroppo ci sono molto cose da recriminare, molte persone che purtroppo non hanno pagato per i loro crimini, e che hanno sulle loro coscienze milioni di vittime innocenti, che nel loro piccolo speravano che, con la fine della “terribile” monarchia, potessero aspirare a quella ascensore sociale già presente nel mondo Occidentale; ma soprattutto la volontà era quella della pace, dell’uguaglianza e della condivisione “libera” di interessi e benessere, desideri che non sono stati realizzati, ma anzi “traditi”, dai loro stessi “compagni”.

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