Presentato al CUMO il romanzo “Flora Pomona” di Franco Monaca

Un libro che, alla maniera goethiana, comprende un romanzo di formazione e uno sugli anni dei viaggi. È “Flora Pomona” dello scrittore di origini ispicesi Franco Monaca, pubblicato per i tipi di Prospero Editore, che martedì 22 maggio è stato presentato nell’aula magna del Consorzio Universitario Mediterraneo Orientale. Gli interventi sono stati preceduti dalla proiezione di spettacolari immagini, foto d’epoca, sonori, poesie e musiche originali che hanno contribuito a “immergere” il pubblico nelle atmosfere parigine e nei luoghi esotici di cui si parla nel brillante volume.

A introdurre la serata è stato Antonello Capodicasa, presidente del consiglio di amministrazione del CUMO, che ha tracciato un accurato profilo biografico di Franco Monaca, mettendo in risalto gli studi severi con alcuni grandi maestri italiani (Angelo Maria Ripellino e Giovanni Macchia, tra gli altri), la militanza socialista, l’impegno sociale e civile, la profonda cultura storica, l’interesse per paesi e culture extraeuropee favorito dalla conoscenza delle lingue e dai numerosi viaggi.

Carmela La Bruna, docente di materie letterarie, ha appuntato l’attenzione sugli aspetti letterari e narratologici dell’opera. Il romanzo è la storia del graduale affrancamento della protagonista, una donna siciliana che negli anni Cinquanta del Novecento, si ribella ai lacci che la tenevano irretita nel suo ambiente di origine. Il romanzo si snoda lungo il racconto della propria vita che la protagonista Flora, in età matura e vedova del secondo marito, nell’arco di quattro giorni, fa a Giorgio Moncada, il primo fidanzatino della sua adolescenza, ormai affermato docente universitario, che per un capriccio del destino, incontra a Parigi nell’Hotel di cui è direttrice. Era stato Giorgio a darle l’appellativo di Pomona, la dea romana dei frutti, per celebrare il suo corpo, «giardino e frutteto che emanava insieme un incredibile odore, miscuglio di fiori freschi e profumati, di delicato gelsomino notturno e d’intensi colori, e sapori di frutta baciata dal sole, pronta per essere colta ed assaggiata, delicatamente e con gusto». Prende avvio così il flusso dei ricordi, che dilatano indefinitamente il tempo della narrazione.

Nel microcosmo delle vite dei protagonisti si riflette la storia collettiva degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, con ampi e circostanziati riferimenti alla decolonizzazione, ai movimenti terzomondisti, alla guerra in Vietnam. Lo storico e giornalista Giovanni Criscione, ha messo a fuoco gli usi della storia nel romanzo di Monaca. Alla storia come collante narrativo, arazzo o quinta scenica che dà vigore e sostanza al tessuto dell’intreccio, si somma l’uso della storia come maestra di vita e ispiratrice di una tensione civile. Ma anche come metodo critico di ragionamento e accertamento dei fatti nonché confronto e analisi approfondita delle cause. Infine, nel libro è presente anche un uso politico della storia, laddove l’autore si fa interprete di avvenimenti più recenti (la fine della prima Repubblica e l’avvento di Berlusconi) sui quali il giudizio imparziale degli storici non è ancora intervenuto a stemperare le passioni di parte.

In conclusione, Franco Monaca ha raccontato le traversie editoriali del romanzo (oltre 450 pagine), che ha avuto una decennale gestazione. E ha sottolineato l’attualità di personaggi come Flora che, pur di affermare il diritto alla propria realizzazione, rinunzia al suo status di giovane benestante; o come Henri, suo nuovo compagno di vita, che si batte per l’indipendenza dei popoli del Maghreb contro il neocolonialismo occidentale.

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