“Una nuova cortina di ferro”

Sir. Winston Churchill, qualche anno fa, definiva così la problematica che si stava abbattendo, in primis sull’Europa e sul mondo intero, “una cortina di ferro”. 

Sembra quasi di essere tornati ad una nuova “guerra fredda”, agli angoli opposti sempre gli stessi protagonisti, USA e Russia; gli alleati idem. Lo stesso segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, definisce così la situazione che nell’odierna Siria rischia di sconvolgere anni di equilibri(tra USA e Russia) ottenuti duramente; nello stesso momento invita alla calma ed alla diplomazia; situazione che storicamente non sta bene agli USA, che hanno sempre scavalcato le posizioni dell’ONU. Si ritorna, sempre, sugli stessi errori, la storia non ha insegnato nulla a questi paesi, ma soprattutto alle persone che li governano; si è ritornati alla vecchia politica di George Bush negli USA, esportare la democrazia e sovvertire quei regimi autoritari considerati, anche, terroristi; sempre la stessa storia, “le armi chimiche” come con Saddam Hussein, armi che non furono mai trovate, nemmeno resti di quelle fantomatiche armi, che consentirono agli Stati Uniti di attaccare l’Iraq e sovvertire il governo e creare una situazione di instabilità della quale, ancora oggi, paghiamo le conseguenze. Quello che è successo nella notte, con oltre 100 missili lanciati in Siria, con degli obiettivi ben precisi, è l’ennesima dimostrazione che non si riesce mai ad imparare dai propri errori; quando il regime di Bashar Al Assad cadrà, o se dovesse cadere, ritorneremo a tutto ciò che oggi tormenta il nostro mondo tanto bello quanto fragile. L’Italia si è defilata, in questo preciso momento, e ne sono felice; ha dato un segnale, di come con la diplomazia si possa arrivare a dei risultati, o quantomeno bisognerebbe prima condurre delle indagini approfondite sulla veridicità o meno dell’uso di armi chimiche; cosa che ancora oggi, a parer mio, non è stata fatta. 

La Russia, insieme ad Iran e Siria appunto, criticano aspramente le decisioni prese, e minacciano una risposta adeguata all’azione. Non c’è alcun interesse da parte di queste nazioni a far cadere il regime di Assad, perché sanno quali potrebbero essere le conseguenze di un suo sovvertimento, visto che sia Iran che Russia, insieme alle truppe governative siriane, sono riuscite a sconfiggere l’ISIS in medio-oriente e fargli perdere tutto il territorio conquistato negli anni.

Però una cosa è ovvia se, grazie a delle indagini, si dovesse constatare con assoluta certezza che l’utilizzo di armi chimiche ci sia stato e continua ad esserci, e ciò vorrebbe dire crimini contro l’umanità, genocidio e crimini contro il proprio popolo, sarebbe necessaria una risposta adeguata contro questo orrore, purtroppo non nuovo alle nostre memorie, che rischia, e lo sta già facendo, di scrivere un’importante pagina di storia, che difficilmente verrà dimenticata; la risposta deve essere forte ma anche intelligente e razionale se non anche cinica e pragmatica, una transizione sì dovrebbe avvenire, ma con la sicurezza di un governo forte e stabile che sappia mantenere la pace e la sicurezza del proprio popolo, senza nuove rivoluzioni, caos e distruzioni, delle quali questi poveri paesi sono logorati, da veramente troppo tempo.

 

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