“La questione nord-coreana”

In questi giorni, la situazione nord-coreana sta toccando livelli di massima allerta, con il dittatore Kim Jong Un che sta implementando la forza dei missili, tali da radere al suolo New York.
La risposta statunitense, non tarda ad arrivare.
Trump ha difatti messa in allerta i bombardieri strategici B-52, con la necessità di essere pronti a sganciare i missili nucleari, anche in 24 ore.
La tensione è alta, una “nuova guerra fredda” sembrerebbe alle porte, le premesse ci sono, l’equilibrio del terrore è ormai iniziato e, anche se la Corea del Nord non è paragonabile all’ex URSS, il danno che potrebbe causare sarebbe irreversibile.
Lo stesso Boris Johnson, ministro degli esteri britannico, ha appoggiato la scelta del Presidente statunitense, spiegando come << bisogna essere, a tutti gli effetti, pronti ad una guerra contro Pyongyang >>, ma allo stesso tempo << si devono lasciare le vie diplomatiche aperte, per evitare un possibile conflitto militare che non gioverebbe a nessuno >>.
Shinzo Abe, Premier giapponese, appena rieletto, come promesso durante la campagna elettorale si occuperà del problema nord-coreano, principalmente con una “forte” azione diplomatica, ma successivamente con la riforma costituzionale che propone di trasformare le Forze di autodifesa-figlia della sconfitta nella seconda guerra mondiale- in un esercito vero e proprio, tale da non farsi trovare impreparati in caso di conflitto imminente.
L’ambiguità oggi è rappresentata dalla Cina. Il maggior partner economico della Corea del Nord, l’unica nazione con la quale intrattiene relazioni diplomatiche, e la prima che da un aiuto militare contro la Corea del Sud; il perché una piccola nazione come la Corea, abbia la possibilità di minacciare la più grande potenza mondiale, gli USA, non è ben chiaro; ma soprattutto non è chiaro per quel motivo la Cina sembri quasi impotente, e di certo non fa una bella figura, di fronte a questo processo destabilizzante, che ha come principale protagonista una possibile guerra, la quale porterebbe di certo alla caduta e al crollo di quel sistema di ordine e di gerarchia mondiale che si è venuto a creare nel post-guerra.

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