arnevale Acireale 2018: grande festa per il debutto dei carri allegorici

DILLO IN ITALY (ASSOCIAZIONE CULTURALE MESSINA) – 1a CATEGORIA
«La realizzazione vuole rappresentare l’invasione di parole, soprattutto inglesi, che subisce ogni giorno la nostra lingua. Viene spesso fatto un abuso di parole straniere che per alcuni italiani diventano linguaggio incomprensibile. Smartphone, welfare, Jobs Act, breaking news, new performance, governance, meeting, business, on line, house: oggi conoscere e parlare altre lingue è indispensabile, ormai quasi obbligatorio, ma sicuramente è molto complicato farsi comprendere da tutti. Nell’opera viene rappresentato il famoso vocabolario Treccani, diventato ora metaforicamente “tre-dog”, ormai alienato da questo improprio modo di comunicare e rappresentato visivamente in primo piano da un alieno. Troviamo Dante, il padre e difensore della nostra lingua, a bordo di uno dei simboli più conosciuti dello stile italiano nel mondo, la vecchia Fiat 500. Sul lato opposto, sempre a bordo di un’auto, stavolta inglese (la vecchia Mini), uno dei più famosi scrittori britannici William Shakespeare. Sullo sfondo delle bocche tricolori, circondate da bandiere, soldati inglesi armati di matite vogliono intrufolarsi e prevalere sulla nostra lingua. Non mancano simboli e monumenti inglesi famosi, come il Big-Ben, il volto della regina Elisabetta, la tazza di thè inglese, la cabina telefonica di colore rosso. Personaggio principale dell’opera è uno dei più amati e conosciuti comici inglesi Mr. Bean. Ogni giorno che passa diventiamo un po’ più inglesi senza che ce ne accorgiamo».

ESSERE O NON ESSERE (ASS. PRINCIPATO-CAVALLARO) – 1a CATEGORIA
«Il tema è la bellezza artificiale attraverso la chirurgia estetica. Un’idea che, messa in pratica, spesso non dà i risultati sperati. La strega fattucchiera e il pifferaio magico sono gli incantatori, l’attrazione verso il mutamento del proprio aspetto. I giovani d’oggi, ma anche i meno giovani che vogliono rinnovarsi, ammaliati da grandi promesse e insoddisfatti delle loro caratteristiche, ricorrono al bisturi. Ci sono uomini neri che vorrebbero diventare bianchi e viceversa. Per modellare su misura i pazienti è pronta quindi l’attrezzatissima sala operatoria, con la macchina per cucire modello Singer. L’equipe medica è variegata: un medico luminare della chirurgia estetica, vestito da sarto, taglia e cuce con perfezione, mentre i medici rappresentati come asini sono quelli che si improvvisano, sbagliando labbra con seni, occhi con nasi e così via. Infine, dal suo lugubre castello, appare Frankestein, l’emblema dell’artificiosità o dei terribili risultati. Non ci resta altro da dire: ciò che ha davvero valore è stata e sarà sempre la “bellezza visibile al cuore”. Anche se si ha un piccolo difetto, non ci rende più brutti, ma soltanto con un particolare in più».

GIUSTIZIA ALL’ITALIANA (ASS. CULTURALE ARDIZZONE) – 1a CATEGORIA
«Ciascuno di noi avverte un’esigenza di equità, di eguaglianza, di vedere affermati i propri diritti, eppure questo bisogno di legalità viene frustrato dai cavilli e dai tempi lunghi dei processi di giustizia. È possibile aspettare dieci anni per la conclusione di una causa? Dove è finita la dea della Giustizia? Siamo sicuri che la sua bilancia, il suo senso dell’equilibrio, dell’imparzialità, sopravviva ancora? Vale anche per la Sicilia, la terra del “tutto cambia affinché nulla cambi”. Ma qui non visse solo il “Gattopardo”, pensiamo a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, al loro credo di poter coltivare l’ambizione di vivere secondo giustizia. “L’angelo caduto” in primo piano vuole rappresentare l’Italia delle ingiustizie. Quattro cavalli bianchi portano in trionfo grandi uomini, proprio Falcone e Borsellino, imperatori della giustizia, che hanno pagato con la loro vita la capacità di cambiare anche in soli cento giorni lo stato delle cose. La statua della giustizia “Atena” vorrebbe rassicurarci e lentamente trionfa. La bilancia infatti è piena di macigni (i grandi processi) di cui non possiamo liberarci. Poi c’è un’aquila, simbolo per eccellenza della libertà, quasi strozzata da un cobra, che rappresenta la gravità dell’ingiustizia, delle lungaggini, degli “orrori giudiziari” che troppo spesso si verificano. Non smettiamo di credere nella giustizia e soprattutto in un mondo migliore».

LORO NON SI DIVERTONO (ASS. CANTIERE MARIO SCAN) – 2a CATEGORIA
«Sono ancora tanti i circhi che hanno come principale attrazione il domatore di belve o altre attrazioni che coinvolgono animali. Orsi, tigri, elefanti, sono animali che vale la pena ammirare, ma… quanti si soffermano a pensare che loro non sono altrettanto contenti di dare spettacolo e di passare la vita in gabbie anguste? Lo spettacolo di animali in gabbia, lontani dal proprio ambiente e dai loro comportamenti naturali, difficilmente può essere proposto come “didattico” o “spettacolare”, specialmente per i bambini. Al contrario, fa vedere una realtà falsa, diseducativa, e triste. L’opera tende a enfatizzare in modo grottesco la condizione di questi animali in una scena circense. Il circo è senz’altro uno spettacolo da valorizzare, ma gli animali lasciamoli vivere sereni nei loro habitat».

MA… LA VOGLIA D’EUROPA? (ASS. CULT. LEOTTA-RACITI) – 2a CATEGORIA
«“Lavoreremo un giorno in meno e guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più”. Questa celebre frase dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, esprime bene il clima d’entusiasmo che si respirava quando la nostra Nazione veniva traghettata verso una comunità allargata. A distanza di anni dov’è finita l’Europa delle meraviglie promesse? Che fine ha fatto la “voglia d’Europa” ricca e prosperosa che tutti attendevano? Purtroppo quei sogni lontani si sono dissolti in una realtà diversa e il benessere promesso è naufragato in un mare di recessioni, instabilità, debiti e manovre economiche che hanno impoverito la nostra Nazione oltre ogni misura. “Malavoglia” dunque, richiamando il noto dramma Verghiano, per indicare il sentimento di smarrimento che ha prodotto anche una crisi d’identità sociale. L’opera rappresenta la gloriosa imbarcazione danneggiata (il cui nome “Provvidenza” è un chiaro riferimento letterario) in cui un naufrago (il popolo italiano) si dibatte tra le onde in un precario equilibrio. Alle sue spalle l’Unione Europea in veste di sirena, come nel racconto epico di Omero, che ci ha ammaliato col dolce canto delle promesse ma ci ha portato poi alla deriva del default economico. L’unica via di risalita è costituita dalla nobile storia del nostro popolo, la cui cultura è rappresentata dal famoso “Satiro danzante” di Mazara del Vallo. Attraverso l’arte e la cultura che l’Italia in più di 2000 anni ha profuso nel mondo, possiamo quindi rialzare la testa e riprenderci il ruolo da protagonisti che meriteremmo nel contesto europeo».

NOI BIMBI (ASSOCIAZIONE CULTURALE ALBERTO AMICO) – 2a CATEGORIA
«È un omaggio ai giochi e ai giocattoli di un tempo. Non tutti possedevano i balocchi ma i bambini giocavano lo stesso creando e inventando sistemi con gli oggetti disponibili. Bastava un fazzoletto, una bottiglia, una palla fatta con la carta di giornale. Si giocava per strada, si viveva la natura, si tornava a casa stanchi ma felici. Adesso tutto ciò non si fa più, basta purtroppo un telefonino di ultima generazione e il gioco è fatto! Sono passati di moda i cavalli a dondolo, il nascondino, u tuppettiru, i mattoncini Lego. Esiste però un grande personaggio a cui è stata in parte dedicata quest’opera, si chiama Mario Collino – detto “Prezzemolo” – che riesce a far giocare i bimbi con giochi naturali che egli stesso costruisce nel suo laboratorio, con materiali di fortuna… Lui stesso si diverte e dice di essere il “nonnino bambino”. Sarebbe bello avere un personaggio così in ogni città, per la gioia di tutti i bambini e per stimolare la loro fantasia anche tornando al passato».

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